Bambino

scritto da Giullare della morte
Scritto 22 ore fa • Pubblicato 5 ore fa • Revisionato 5 ore fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Giullare della morte
Autore del testo Giullare della morte

Testo: Bambino
di Giullare della morte

Sto camminando sulle strade che mi hanno visto bambino, mentre il buio pian piano insacca la luce del giorno nel taschino del suo largo e lungo pastrano.
Alcuni palazzi hanno muri scrostati, sbrecciati o intonacati alla bell'e meglio. Altri mostrano un colorito disomogeneo, se non addirittura cariato. Il vento, la pioggia e il sole li carteggiano e li picconano da decenni; quei muri sono il testamento delle scorribande della natura e anche di chi ci ha vissuto o ci abita ancora.
Le anse delle finestre sono quasi tutte chiuse, simili a occhi bendati da un panno ligneo, e molte altre sono ingabbiate con acciaio e zinco per timore dei furti. Fino a qualche decennio fa, bastava il bussare del sole perché si aprissero per far entrare tutto il cielo. In molti casi, una voce o una mano si protendeva fuori per chi aveva bisogno di aiuto, o anche solo per un semplice — ma vero e caldo — "Come va?".
Ora, il semigelo delle emozioni non lo si trova solo per strada, ma anche sulle bocche, e intirizzisce i pensieri. Ci sono poche anime in giro, che fanno comunella con le proprie ombre riflesse dai lampioni sull'asfalto. Soprattutto, non c'è nessun bimbo che corra e faccia capriole sulla strada, con i capelli pettinati unicamente dal vento e illuminati dal sole. Un bimbo che giochi, che urli di gioia e che abbia gli occhi spalancati per sciropparsi l'attimo, per poi trasudarlo dai pori.
Erano occhi dai quali sprizzavano gioia ed emozioni; così la vita per gli anziani sembrava meno pesante e scolorita, nel vederli scorrazzare tra le strade e i viali, scommettendo su chi facesse più gol usando i mattoni come porte.
E così immagino un bimbo che sferra calci a uno sdrucito e floscio pallone per fare gol al tempo, con gli occhi che fanno comunella con la luce del sole, dove le ombre non fanno paura.
Giro i tacchi per ritornare a casa. I pensieri si silenziano per un attimo, mentre il buio diventa più denso, con le ombre che si fanno sempre più corpose e che sembrano quasi aprir bocca per ingoiare l'ultima luce e rigurgitare immagini antiche.
Prima di rientrare do un'ultima occhiata dietro di me; ma non c'è nessun bimbo che osi inseguirmi, che urli gioioso e scalpitante nel rincorrere un pallone, e che poi, in modo irriverente ma tenero, mi tiri la mano per farmi tornare indietro e invitarmi a giocare con lui....

E per dirmi, o forse pregarmi, che non vuole invecchiare.
Bambino testo di Giullare della morte
0